L'organo

Da quest’anno c’è un motivo in più per venire a visitare Ternengo:Organoalle bellezze paesaggistiche e alle peculiarità delle antiche tradizioni gastronomiche e manufatturiere legate al mondo della lana, si è aggiunto un gioiello dell’arte organara, l’organo Ramasco della chiesa parrocchiale che sarà visibile domenica 24 luglio in occasione della festa patronale, durante la messa solenne alle 11. Costruito nel 1845 è stato riportato alle caratteristiche originali con un importante intervento di archeologia musicale finanziato dalla parrocchia di S. Eusebio, guidato dall’esperto Alberto Galazzo con l’intervento del maestro organaro svizzero Thomas Walti, dell’artigiano biellese Alessandro Rigola, del decoratore Massimo Feretto di Sagliano a di due ternenghesi appassionati di strumenti antichi, Remigio Martini e il figlio Alberto (apprezzato organista). il tutto sotto la regia della Sovrintendenza alle Belle Arti. Ritrovato il progetto originale, sono state ricostruiti le canne e i registri asportati nel corso di alcune precedenti ristrutturazioni e lo scorso Natale, in occasione della Messa di mezzanotte, l’appassionato musicista Matteo Colongo ne ha fatto sentire l’antica voce. Una interessante anteprima al concerto inaugurale del 19 giugno scorso quando il musicista Alberto Martini ha condotto i numerosi appassionati presenti alla scoperta di questo straordinario strumento che pur essendo della metà dell’800 conserva le sonorità delle musiche della fine del ‘700. Una danza di note in una varietà di timbri che hanno suscitato gli applausi a scena aperta del pubblico. Abbiamo chiesto ad Alber to Martini di spiegarci in cosa consiste questa unicità di questo organo:” Il nostro Ramasco è uno strumento medio-piccolo che segue le caratteristiche tipiche degli organi della prima metà dell’Ottocento: una sola tastiera con colori invertiti, tasti neri al posto dei bianchi e viceversa, una pedaliera a tasti corti definita “a leggio” con la prima ottava corta – spiega -. Per risparmiare, gli organari del tempo, e non solo biellesi, evitavano di costruire le canne delle note alterate “basse” della prima ottava, considerate non indispensabili”.

“Su questo tipo di organo si possono eseguire molte musiche ma non tutte- aggiunge Martini -. Generalizzando, l’organo antico é uno strumento “nazionale” vale a dire con delle caratteristiche costruttive che lo rendono legato ai compositori della nazione di appartenenza. Non sempre, quindi, é possibile eseguire brani di scuole organistiche diverse. Ad esempio sugli organi italiani, fino a circa la fine dell’Ottocento, non era possibile eseguire brani che richiedevano l’uso intensivo della pedaliera, cioè usata come se fosse una tastiera, come le composizioni di scuola o tedesca o francese ( Bach, Franck, ecc). La musica dell’Ottocento italiano poi é caratterizzata dall’invasione dello stile operistico: impazzava il melodramma, e i compositori di musica per organo, con qualche eccezione, riportavano nelle loro musiche che venivano poi eseguite anche durante le funzioni religiose, melodie che richiamavano in modo neppure troppo velato le famose arie di Verdi, Rossini e Bellini che echeggiavano nei grandi teatri d’opera . Poi a inizio Novecento Papa Pio X proibi dalle chiese qualsiasi musica di tipo bandistico e operistico, e fece togliere dagli organi presenti e futuri i registri ad ancia, campanelli e percussioni varie. Registri oggi recuperati nel restauro nel Ramasco di Ternengo”. l’oragano sarà al centro dei festeggiamenti patronali in onore dei santi Eusebio e Cristina in programma domenica 24 luglio.